1. Back Home – Primo Giorno

Primo Giorno

Guardava la città dall’alto, come ogni notte. Era in alto, molto in alto, ma lui non aveva paura delle altezze. Le adorava.
Il vento gli sferzava il viso con delicatezza. Le luci dei grattaceli e le illuminazioni notturne era uno spettacolo senza precedenti. Lui era lì, seduto sul bordo del grattacielo più alto della città. Il traffico, la gente, urla, clacson, smog e semafori non facevano per lui. Il suo corpo era atletico e tonico. Sarebbe stato conteso dalle donne come un idolo, ma nessuno lo conosceva e lui non avrebbe mai fatto nulla per farsi conoscere. Chi era? Da dove veniva? Qual era il suo passato? Erano domande che nessuno avrebbe mai dato risposta.

Neanche lui.

Non lo sapeva davvero. Ricordava solo le notti dell’ultimo mese o poco più. Di come passava le giornate non ne aveva idea. Se l’era sempre chiesto…
Osservava come un aquila tutti i movimenti della gente sotto di lui. Era rimasto lì a meditare almeno un ora. Era seduto a gambe incrociate sopra ad un parapetto di cemento che lo divideva tra il vuoto di oltre cento metri e il tetto del grattacielo. Rimase qualche minuto con le gambe a penzoloni nel vuoto, dopodiché tornò sul grattacielo e iniziò a passeggiare fra condizionatori e sifoni. Ogni notte si svegliava su un grattacielo diverso. Quella notte era capitato su uno dei più bassi nei dintorni. Diverse volte aveva pensato di scendere dal grattacielo e di passeggiare per strada, ma quello non era il suo ambiente naturale.

Non lo sarebbe mai stato.

Ogni tanto sentiva la musica di uno stereo a tutto volume proveniente dalla strada sottostante e gli tornava in mente qualcosa. Riaffioravano dei ricordi del suo passato per poi svanire al passaggio dell’auto. Alcune volte udiva lontane sirene nelle strade parallele a quelle, ma mai le aveva sentite vicine come in quel momento. Si avvicinò lentamente al parapetto e si sporse a guardare. Proprio sotto di lui due volanti della polizia si erano fermate. Stavano salendo le scale che conducevano alla porta d’ingresso. Un brivido gelido gli percorse la schiena, forse per paura, forse per il freddo. Non aveva idea di come comportarsi. Se fuggire nel buio della notte, oppure rimanere lì, fermo, aspettando che quello che doveva succedere fosse successo.

No.

Dopotutto non era sicuro che fossero venuti per lui. Cosa aveva fatto per mostrare la sua presenza? Nessuno lo aveva mai visto, nel buio della notte. Ne era assolutamente certo. Aveva utilizzato le sue doti atletiche per occultare la sua vista di tutti.

Perché si comportava così? Non lo sapeva.

Aveva deciso cosa fare. Una decisione che avrebbe, forse, cambiato la sua vita.
Superò il parapetto e scivolò lentamente, senza far rumore verso il basso. Raggiunse il cornicione. Rimase qualche secondo guardando verso il basso. Visto da lì tutto cambiava. I rumori erano più forti e rischiava di essere visto..

Non doveva succedere.

Cominciò a scendere da un piano all’altro. Si fermò sotto una finestra del decimo piano. Gocce di sudore imperlavano la sua fronte e le sue mani, rendendo la sua presa molto più instabile e decisamente precaria. Iniziò a scivolare, senza però cadere. Si portò sul retro del grattacielo e continuò la discesa con il buio a suo favore. Era arrivato al primo piano, sotto di lui tre metri di vuoto e poi il suolo. Fu un primo e duro contatto con esso. Era caduto, privo di forze, sul retro del grattacielo. Nel cadere aveva urtato violentemente un cassonetto e si percepì distintamente un rumore metallico. Si rialzò in fretta, nonostante non avesse più forze e corse nella notte più nera. La metropoli pulsante era finalmente andata a dormire. L’orologio della metro segnava le quattro. Scese le scale poco illuminate e raggiunse il timbra biglietti automatico. Tastò all’interno della tasca dei pantaloni.

Niente.

Non che si aspettasse di trovare qualcosa.. Iniziò a guardarsi intorno, sentendo di nuovo il brivido freddo che percorreva la sua schiena. Poi all’improvviso lo vide: un biglietto era a terra, semi calpestato, ma ancora buono. Scambiato per uno dei tanti biglietti usati gettati a terra senza ritegno. Il suono del timbro lo rianimò d’improvviso, dandogli un impulso d’adrenalina improvvisa. Corse fino a raggiungere il binario. Nessuno alla fermata. Si sporse a guardare i binari, un paio di metri sotto di lui. Guardò a destra e sinistra e si buttò sui binari. Iniziò a correre in una direzione.

Dove stava andando?

Continuò a correre a perdifiato. Diverse volte si appiattì contro la parete del tunnel per poi scoprire che la metro stava passando dalla parte opposta. Passò almeno un’ora prima che ci fosse un’altra fermata. Uscì di corsa dalla Metro, sconvolto. Udiva ancora il treno che faceva tremare tutto intorno a se. Anche lui tremava, ma per la paura.

Ma di cosa aveva paura in realtà?

Scorse per un attimo l’orologio prima che ogni ricordo scolorisse nella sua mente: Le cinque e trentacinque.

city 01

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